PROROGA Mostra MASCA

COMUNE DI SAMUGHEO

MURATS 

Museo Unico Regionale dell’Arte Tessile Sarda

 

Comunicano che la mostra

MASCA Maschere dal mondo tra rito e teatro verrà prorogata fino al giorno domenica 24 febbraio

 

AL MUSEO MURATS IL MONDO IN MASCHERA IN UNA MOSTRA CHE EVIDENZIA LE DIFFERENZE E IL LABILE CONFINE TRA RITO E TEATRO

 

La mostra, che occuperà tutto il piano terra del Museo (nel primo piano sarà visitabile una selezione dei pezzi più pregiati della collezione di arte tessile del Museo), è composta da una serie di maschere provenienti da diversi continenti, dalle maschere rituali e propiziatorie dell’Africa alle maschere provenienti dall’Europa, dalle maschere del Continente Asiatico a quello Americano. Particolare attenzione è riservata ad alcune delle maschere più rappresentative del Carnevale Sardo.

Il titolo della mostra, vuole ricordare l’origine della parola maschera come rappresentante di qualcosa di divino, in relazione con l’uomo e in un’accezione di volta in volta positiva o negativa.

MASCA, prosegue il Direttore del Museo Baingio Cuccu, è la voce da cui deriva il termine maschera (probabilmente dalla voce preindoeuropea masca “fuliggine, fantasma nero” o dal tardo latino màsca “strega”) che indica un oggetto che copre totalmente o parzialmente la figura umana per nascondere colui che la indossa o per dissimularne l’identità.

La maschera è un elemento presente in tutte le culture di interesse etnografico fin da tempi antichissimi e può riprodurre lineamenti umani, animali e immaginari e ha una funzione quasi sempre magico-religiosa. L’impiego di maschere e travestimenti è un fenomeno frequente, riscontrabile pressoché in tutte le culture, e la maschera sembra rinviare soprattutto a una dimensione lontana e arcaica, a popoli con una spiritualità misteriosa e indecifrabile.

 

Questa funzione magico-religiosa però non può essere sempre definita esclusivamente come solo rito o solo teatro, in alcune culture la maschera e i vari movimenti sono diventati la rappresentazione del rito attraverso un’azione “teatrale”, in altre la “purezza” del rito è meglio preservata ma quasi sempre il confine è molto labile e difficilmente individuabile.

La mostra mette in evidenza che il legame tra rito e teatro è sempre presente nella storia etnografica di tutte le culture, in ogni rito c’è una base espressiva molto prossima al teatro e il rito in se non esisterebbe senza una rappresentazione esteriore quindi anche teatrale. Le maschere presenti in mostra sottolineano questo aspetto attraverso una grandissima varietà di tipologie e usi, alcune presentano fori per occhi e bocca e possono essere indossate, con la conseguente identificazione tra ”personaggio” e “interprete”, alcune hanno parti mobile o devono essere poggiate sopra testa mentre altre sono esse stesse l’identificazione e la rappresentazione della divinità-personaggio.

La maschera, messa al centro di questa mostra, è la vera protagonista in quanto, indossata o meno, alla fine rimane l’oggetto che incarna gli antichi riti e la loro rappresentazione.



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